L’ aria e Napul

L’Aria di Napoli non è un souvenir, e nemmeno una trovata divertente. E’ un’opera d’arte.  Di questa singolare aria, a intervalli, si è molto parlato. E si  parla tuttora. Pochi però ne conoscono la vera storia.  



                                 




LA PREISTORIA DELL’ARIA DI NAPOLI: A inventare l’Aria di Napoli  fu un napoletano: Gennaro Ciaravolo. Un uomo benestante, simpatico, sempre pronto alla battuta, conosciutissimo in città per i suoi scherzi. Gennaro Ciaravolo non fece quest’invenzione per guadagnarci sopra: lui viveva di rendita, non di vendita. 

 L’Aria ‘e Napule (la chiamò così) la inventò per divertimento, nel secondo dopoguerra. Raccontando di aver ideato e venduto l’aria della sua città, Gennario Ciaravolo voleva mettere alla berlina una “napoletanità” retriva che cominciava proprio allora ad affermarsi, e che metteva al posto della capacità di risolvere i problemi (questa sì, tipicamente napoletana) una sorta di corsa all’imbroglio e al raggiro: la parola “furbo”, che in napoletano era sempre stata “alta”: cioè nobile, e pulita, era diventata, in quegli anni difficili, sinonimo di “imbroglione”. Secondo quest’impostazione, i napoletani, con la loro  “furbizia”, e la proverbiale capacità di arrangiarsi, avevano trovato il modo di far soldi anche con la guerra. 

Come tutti i luoghi comuni, era più che altro un’idiozia: era chiaro a tutti che la guerra aveva mandato in miseria centinaia di migliaia di persone. Lo stesso Gennario Ciaravolo aveva perso non poco, pur essendo rimasto in buone condizioni economiche.  Che l’ ’”aria ‘e Napule” esistesse, e si vendesse, era falso: ma venne ritenuto vero. Perché era ben trovato: l’immagine stereotipata del napoletano rappresentato come una sorta di Re Mida, capace di trasformare qualunque danno in risorsa (“se chiure ‘na porta, s’arape nu portone”) ne usciva infatti confermata alla grande. Con in più il sapore della rivincita: gli americani, che avevano regalato (con degnazione) a dei  morti di fame come noi tutte quelle lattine piene di ogni ben di Dio, adesso se le ricompravano, vuote per giunta, (in quanto “piene” solamente di aria), pagandole a peso d’oro. Una storia troppo bella per essere falsa; quindi nessuno si azzardò a metterla in dubbio.

 Nessuno si domandò come, dove, e con quali materiali, Gennaro Ciaravolo avesse chiuso nuovamente le lattine di alimentari vuote per riutilizzarle, in un momento in cui non era rimasta in piedi alcuna attività produttiva: e come mai non si fosse visto neppure un banchetto di vendita, o quantomeno un esemplare di questa famosa “Aria ‘e Napule”. Gli amici di C (e gli amici degli amici) erano fieri della sua genialità, che riscattava i napoletani tutti.  Gennaro Ciaravolo se la rideva. Nessuno, tra l’altro, aveva colto (con la o larga) la citazione che lui, uomo colto (con la o stretta) e collezionista d’arte moderna, aveva fatto: la lattina di Aria di Napoli rimandava infatti all’ampolla di “Air de Paris” creata da Marcel Duchamp in un altro dopoguerra: quello precedente.  

La notizia che a Napoli si vendevano delle lattine vuote, per prendere in giro (e lucrare su)gli americani a caccia di qualcosa da riportare in patria come ricordo, circolava insomma alla grande.  “Seminata” da Gennaro Ciaravolo, questa (falsa) notizia avrebbe germogliato nei racconti di tutti quelli che l’avevano trovata troppo bella per essere falsa. E  perciò, per avvalorarla, dicevano di aver visto coi propri occhi, in città,  i banchetti con l’aria di Napoli in vendita. 

Questo tipo di diffusione “orizzontale”, fondata sul tamtam interpersonale, sarebbe stato riconosciuto, anni dopo, come il tipico meccanismo di propagazione delle “leggende metropolitane”; storie false che vengono ritenute vere, e perciò avallate da (false)  testimonianze oculari.   A svelarne i meccanismi con una serie di innovativi interventi “sul campo” sarà, quarant’anni dopo, suo nipote, noto psichiatra e artista.  Qualcuno però conosceva la verità sull’Aria di Napoli. La conosceva, fin dal 1947, un giovane cineasta, che sarebbe diventato uno dei più grandi registi italiani: Dino Risi. A lui l’aveva svelata il noto giornalista e sceneggiatore Roberto Minervini.


A quanto pare i Napoletanti si sono reinventati questo souvenir!

Napoli è il luogo magico in cui si annulla la distanza fra possibilità e realtà: tra il puro pensiero e la sua realizzazione pratica. Non è perciò casuale che Napoli, città dell’essere (e non dell’avere), venga rappresentata da un elemento impalpabile: la sua Aria.
Impalpabile sì, ma (ancora una volta, come là  avviene per  tutte le idee) utilizzabile. L’aria di Napoli è  stata infatti catturata, costretta nello spazio angusto di una lattina, e messa in vendita. Comprarla è un affare bell’e buono, perché quest’aria è straordin/aria: è la stessa  che i napoletani inspirano ed  espirano, e dalla quale vengono continuamente ispirati, in un circolo virtuoso ormai plurimillenario.

Composizione
L’aria di Napoli deriva dall’ accorta miscelazione di aria di Posillipo (più ricca di Ossigeno), aria del Vomero (con alte dosi di gas di scarico) e aria della Sanità (con più CO2, per l’elevato numero di abitanti per mq).
Con smog: viene addizionata con smog dell’ora di punta del centro di Napoli.
Senza smog: nessuna traccia di rifiuto urbano aereo.

Indicazioni
Capostipite dei “souvenair”, quest’aria ricorda Napoli a chi c’è stato , e a chi non c’è stato, e magari vorrebbe andarci. E’ perciò l’ideale come regalo. Oltre a svolgere  la sua funzione di souven(a)ir, da concentrato di creatività qual è, si presta a molteplici usi:
 Chiusa, la lattina di aria di Napoli  è un salva-vita per napoletani fuori sede in caso di nostalgia acuta, un prestigioso oggetto da collezione (da sola, o insieme alle altre souvenair), un originale soprammobile;

Aperta, la lattina può essere tenuta sulla scrivania come portapenne, o come contenitore di spiccioli, o come fermacarte;

Aperta  o chiusa, questa lattina è una potente ancora di creatività:   suggerisce  in chi ce l’ha davanti la  possibilità di trovare nuove soluzioni a partenza da quello che ha a disposizione (se pò ffà).

Qualche volta ricorda la necessità di distinguere tra le cose urgenti e quelle davvero importanti (chi t’o’ ffa fà).



         

tr.


THE PREHISTORIC AIR NAPLES: Gennaro Ciaravolo a Neapolitan guy invented the air of Naples few years ago. A wealthy man, friendly, always ready to joke, well known in town for his jokes. Gennaro Ciaravolo did this invention to earn above-he lived on income, not sales.

 L ” Aria ‘e Napule “(so called) invented it for fun, after World War II. Recounting that he designed and sold the air of his city, Gennaro Ciaravolo wanted to pillory a “Neapolitan” reactionary who just then began to assert itself, and put in place the ability to solve problems (this means, typically Neapolitan) a all’imbroglio sort of race and deception: the word “smart”, which had always been the Neapolitan “high”: that is noble, clean, had become, in those difficult years, synonymous with “cheater”. According to this, the Neapolitans, with their “smarts”, and legendary ability to get by, they found a way to make money even with the war.

Like all clichés, it was more idiotic: it was clear to everyone that the war had sent hundreds of thousands of people misery. The same Gennario Ciaravolo had lost not a little, although it remained in good economic conditions. That the ” air ‘and Napule “existed, and sold, was false, but was considered true. Because it was a good story: the stereotype of the Neapolitan represented as a sort of King Midas, able to transform any resource damage, confirmed the fact came out great. With the added flavor of revenge: the Americans, who had given (with condescension) in the dead of hunger as we all those cans full of all good things, now if ricompravano, empty moreover, (as “full” air only), by paying its weight in gold. A story too good to be false, then no one dared to question it.

 Nobody asked how, where and with what materials, Gennaro Ciaravolo had closed again for re-use empty cans of food at a time when it was left standing any production: and why he had not seen even a banquet sale, or at least one copy of this famous ‘Air’ and Napule “. C’s friends (and friends of friends) were proud of his genius, that redeemed all the Neapolitans. Gennaro Ciaravolo he laughed. No one, among others, had taken (with or large) the quote that he, an educated man (with or close) and collector of modern art, had done: the can of air of Naples postponed because of the ampulla “Air de Paris” created by Marcel Duchamp in another war: the preceding one.

The news that Naples is sold empty cans to make fun (and profit on) Americans looking for something to take home as souvenirs, the largest circulated short. “Sown” by Gennaro Ciaravolo, this (false) news would have sprouted in the stories of those who had found it too good to be true. And so, for avvalorarla, they said they saw with their eyes, in the city, the banquet with the air of Naples for sale.

This type of spread “horizontally”, based on interpersonal drumbeat, would be recognized in later years as the typical propagation mechanism of the “urban legends”; false stories that are believed to be true, and therefore endorsed by (false) witness testimony. To unravel the mechanisms with a range of innovative interventions “field” is, forty years later, his granddaughter, noted psychiatrist and artist. But someone knew the truth of Naples on Air. He knew, since 1947, a young filmmaker, who became one of the greatest Italian directors: Dino Risi. He had revealed the well-known journalist and writer Roberto Minervini.


Apparently the Napoletanti have reinvented this gift!

Naples is the magical place where you cancel the distance between possibility and reality: between pure thought and its practical realization. It is therefore not accidental that Naples, a city being (and not of having), is represented by an intangible: its air.
Gossamer yes, but (once again, as there is for any ideas) to be used. The air of Naples has in fact been captured, forced into the narrow space of a can, and put up for sale. Buy a ready-good deal, because this air is straordin / air: it is the same as the Neapolitans breathe in and out, and from which they are continually inspired, in a virtuous circle now several thousand years.

Composition
The air of Naples, derives from ‘prudent mixing of air Posillipo (richer in oxygen), Air Vomero (with high doses of exhaust gas) and air of Sanità (with more CO2, the high number of inhabitants per square meters).
With smog: smog is added with the rush of downtown Naples.
No smog: no trace of municipal waste by air.

Directions
Founder of “souvenair”, this air reminds Naples who was there, and who was there, and maybe wants to go there. And ‘thus ideal as a gift. In addition to performing its function of souven (a) ir, to concentrate what is creativity, lends itself to many uses:
 Closed, the can of air of Naples is a life-saving Neapolitan offsite in case of acute nostalgia, a prestigious collection object (alone or together with other souvenair), an original ornament;

Open the can can be held as a pen on the desk, or as a container of loose change, or as a paperweight;

Open or closed, this can is a powerful yet creativity suggests those who have it in front of the possibility of finding new solutions starting from the one that is available (you can do it).

Sometimes recalls the need to distinguish between urgent and the truly important things (who do you do?).


Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...